A questa interlocutoria conclusione sono giunto l’altra sera al termine di una lunga conversazione telefonica con una simpatica e seria collega che stimo professionalmente. Fa delle cose che mi piacciono.

Alcune sue affermazioni del tipo: “non, non vengo a parlare al barcamp (GBC) perché (lavorando all’università) ho acquisito un approccio diverso, un linguaggio non adatto al BC” …. e “no, il bc non fa per … (e cita il proprio cognome) ma per qualcun altro…”, in aggiunta al fatto che non vedo mai sui blog la creme universitaria nostrana: professori ordinari, associati e ricercatori nostrani si tengono ben lontani dalla blogosfera, mi ha fatto formulare l’ipotesi che esista nella percezione di alcuni e di certi ambienti, una fonte di conoscenza ufficiale, di serie A ed una laterale, marginale, corsara, di serie B.

Di serie A sarebbe tutto ciò che si produce (ricerca, pensiero, conoscenza, sviluppo, progresso …) nei luoghi tradizionalmente ed istituzionalmente a ciò deputati, cioè l’Università ed i convegni scientifici con tanto di “comitato scientifico” ed “invited speakers”.
La produzione di conoscenza trova, in questi contesti, autorevolezza e legittimazione nel lungo e selettivo processo di valutazione di quanto viene lì prodotto, valutazione che viene effettuata dalla comunità dei pari e dagli esperti sul lavoro novizi. Regole ferree, processo minuzioso ed implacabile. Il rispetto delle procedure e delle gerarchie assicura l’accesso alla comunità di chi sa e di chi può dire.

Di converso, tutto ciò che avviene in luoghi dove tutti possono liberamente e con facilità dire la loro, senza filtri, controlli ed in barba al principio d’autorità, dove ci si muove (non sempre, purtroppo) secondo la legge del pudore e del buon senso, non ha alcun valore, è di serie B. Ciò che viene scritto in un blog o detto in un barcamp è, tutt’al più rumore di fondo se non addirittura esibizionismo (per la verità più di qualche presenza in questi luoghi ha enormi meriti nel rinforzare questo atteggiamento).
Il nostro pensiero di blogger e di barcamper non porta a conoscenza vera, solo a succedanei. Noi che collaboriamo e condividiamo in rete le nostre riflessioni e le nostre esperienze non contribuiamo a costruire conoscenza ma “non-senso”, siamo quelli del pensiero debole.

Nessuna accusa all’università ne come istituzione ne come persone anche se a volte rimane il dubbio che, come qualcuno diceva “all’università si studiano alla grande problemi piccoli”, alludendo, forse, al fatto che lì si fanno tante chiacchiere ma si producono poca conoscenza utilizzabile.

Ipotizzo, semplicemente, che a fronte del diffondersi di una pratica non convenzionale, non istituzionale, non struttrata di costruzione di conoscenza attraverso la condivisione e la collaborazione grazie agli strumenti digitali (non uso il termine web 2.0 *) ci sia un atteggiamento snobbistico, di sufficienza, da “puzza sotto il naso” verso tutto ciò che sfugge al loro controllo ed avviene al di fuori delle regole stabilite da quella comunità.

Ipotizzo, inoltre, che a fronte del diffondersi (lentissimo) di pratiche di costruzione collaborativa di conoscenza e di condivisione della stessa ci sia davvero ** qualcuno che percepisca un possibile cambiamento di potere ed una sua ridistribuzione secondo regole da lui non controllate

Credo stia a noi blogger e barcamper dimostrare che con il nostro “giocare” qualcosa di buono lo sappiamo fare e che il nostro “vanitoso” disquisire qualche risultato lo produce. E non una conoscenza di serie B.

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* George Siemens ritiene errato usare il termine web 2.0, ed io mi attengo al comando del maestro [dalla sua newsletter del 29 agosto, parlando di un corso sui social media che ha come sottotitolo “web 2.0, what went wrong“: …. I don’t think anything has gone wrong yet with web 2.0 except the term…],

** Allo Zenacamp, qualcuno, con molto acume, aveva posto questa tematica.

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Un pensiero su “Blog e barcamp, la serie B del pensiero e della conoscenza”
  1. Ogni volta che la societa’ affronta dei cambiamenti, una parte di essa, e principalmente chi detiene delle posizioni di privilegio, ostacola quel cambiamento.

    In alcuni casi tenta anche delle “restaurazioni”. Ma alla lunga questi tentativi falliscono.

    Chi e’ capace di tenere il passo con i cambiamenti si aggiorna, gli altri fanno la fine dei dinosauri.

    Dillo alla collega, forse e’ ancora in tempo a recuperare.
    🙂

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