scuoladivisa
Leggevo giorni fa il rilancio fatto da una DS di un articolo di un giornale online (credo fosse Orizzonte Scuola) che a suo dire non faceva altro che buttare benzina sul fuoco riportando il caso di (presunte) malefatte di un suo collega oggetto di un’ispezione.
Il senso del suo intervento era: basta insulti ai ds, basta fomentare conflitti.
Avrei voluto intervenire in quella discussione ma mi sono perso il riferimento per cui lo faccio qua trattandosi, a mio avviso, di una questione importante.
La scuola oggi è certamente divisa e lo è ora più che mai perché alle divisioni sempre presenti si sono aggiunti elementi di conflittualità (certamente potenziali anche se non sempre e in tutti i contesti) introdotti dalla 107.
Val la pena ricordare che quella legge è nata in un contesto di forte divisione sui fondamentali della scuola: da una parte una visione di scuola come servizio pubblico e per l’emancipazione dei studenti e con una forma di governo diffusa e democratica e dall’altra una visione tendente al privatistico, aziendalistico, per l’adattamento degli studenti alle esigenze dell’economia e con una gestione verticistica.
Una legge, quindi, fortemente divisiva, una legge, nei fatti, promulgata da una parte contro un’altra.
Da una parte il Governo spalleggiato da un’organizzazione di DS (ANP) e dall’altra la stragrande maggioranza degli insegnanti e i sindacati della scuola.
Questa divisione è continuata e si è approfondita con ogni nuovo provvedimento attuativo della legge, non ultimo quello che riguarda la chiamata diretta (a suo tempo accantonata per un anno come contentino per i sindacati della scuola) dove è risultato ancor evidente come il Governo abbia dato ascolto ad ANP posizionato, in modo coerente con la propria visione, sulla concezione aziendalistico/verticistica della scuola e di una sua gestione manageriale, abbandonando la trattativa con i sindacati orientati a limitare la discrezionalità delle decisioni dei DS.
Tralasciando in questo momento una riflessione sul significato di questa scelta (un’ipotesi è stata fatta da Antonio Vigilante qui secondo il quale si sta realizzando il controllo del Governo sulla scuola attraverso i DS) il risultato è che la scuola sta diventando sempre più, potenzialmente, una realtà ad elevata conflittualità e la colpa non è certamente di chi fa informazione.
Sul buttare benzina sul fuoco difficile dimenticare il lapsus (perfettamente freudiano) del come gestire i docenti contrastivi oggetto di un  seminario ANP per i propri iscritti come è difficile non pensare ai contenuti di altri eventi “formativi” sulla stessa linea.
E’ possibile contenere la conflittualità visto l’assetto normativo esistente?
Prima ho parlato di conflittualità “potenziale” insita nella 107 perché la normativa consente l’esercizio di una gestione verticistica della scuola che per i meccanismi operativi e didattici che possono essere attivati  può generale conformismo di pensiero, omologazione didattica, conflittualità tra insegnanti (il divide et impera è una tentazione gestionale sempre presente)  inibendo differenziazione, creatività, collaborazione, ma le modalità di rendere operativa la norma possono fare la differenza. Nessuna norma si “applica” in modo univoco ma è sempre oggetto di interpretazione per cui è sempre possibile introdurre elementi di soggettività determinati dai valori, dalla “cultura”, anche dai bisogni (non trascuriamo l’umano bisogno di potere, di comando, di dominio) che caratterizzano le persone.
La creazione di un clima favorevole alla presenza di condizioni di benessere a scuola è nelle mani delle persone la governano.
Se conflittualità è presente a scuola, questa dipende limitatamente dalle norme ma dalle persone che le usano.
Passatemi la conclusione un po’ ingenua ma per l’anno scolastico che inizia oggi auguro alla scuola di avere al suo interno persone persone sagge, equilibrate, solide, responsabili e competenti. Persone con una visione aperta, democratica e plurale del compito della scuola. Persone che vivono il potere come opportunità di fare e non come comando.

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