Sono reduce da un seminario in quel di Dobbiaco. Organizza l’Istituto Pedagogico di Bolzano con il consueto acume e visionarietà di Luisanna Fiorini.

Siamo convocati in folto gruppo a confrontaci su come possa essere la suola del futuro per quanto riguarda la tematica dell’impatto delle tecnologie digitali ed in particolare dell’approccio 2.0.

Una prima parte dei lavori è stata dedicata al movimento Open Document (un po’ tutto l’evento è stato permeato dalla tematica Open Source). Tematica certamente importante ma che nella mia visione è marginale rispetto alla questione del come dovrebbe posizionarsi la scuola di fronte ai cambiamenti. Pensiero personale ed ampiamente confutabile, me lo auguro. Ricchi, cmq, gli interventi di Rino Roncaglia (in video) e del sempre ottimo Marco Caresia.

Ben più rilevanti le questioni dell’”abitanza” digitale (Giorgio Jannis), delle contraddizioni e della complessità (Mario Rotta), della dinamica della costruzione collettiva di conoscenza (Bonaria Biancu).

Le mie riflessioni sono state accomunate del tema dell’accettazione della complessità come atteggiamento utile a fronteggiare il presente ed il futuro, del rifiuto di ogni operazione (concettuale ed operativa) di semplificazione della complessità e del “rischio” come caratteristica di ogni nostra azione di fronteggia mento del nuovo. Ho posto, poi, la questione se non sia più opportuno parlare di “validazione” collettiva di conoscenza piuttosto che di “costruzione” collettiva della stessa.

Molto interessante la sezione dedicata all’iniziativa Scuola 3D, un progetto collettivo di parecchie scuole primarie di uso di Active World nella didattica. L’ambiente AW di Scuola 3D è stato arricchito di molte funzionalità dalla genialità informatica di Alessandro Pittaluga. Ho apprezzato le integrazioni con ambienti esterni (il web, il blog, il wiki, ad esempio) che consentono una didattica particolarmente ricca ed aperta.

Circa l’uso didattico di ambienti 3D (da AW a Second Life) sarebbe necessario, a mio avviso, identificare in quali condizioni (contesti educativi, obiettivi di apprendimento, problemi didattici ….) gli ambienti 3D esprimono le proprie potenzialità. La letterature è già abbondante e qualche idea più precisa ce la potremo fare.

Il progetto Scuola 3D è aperto a tutti; basta contattare Luisanna via portale di progetto.

Documentazione sull’iniziativa, compresa la bella mappa mentale che abbiamo costruito a sintesi dell’esperienza, nel wiki dedicato.

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Tra le pieghe delle discussioni si è più volte parlato delle Lavagna Interattive Multimediali che stanno invadendo le nostre scuole sotto l’egida dell’innovazione.

Strano, ma tra i presenti era diffusa la convinzione che le LIM non rappresentino, comunque le si usino, una innovazione ma un mero strumento in più a disposizione degli insegnanti e, forse, degli studenti.

Tra di noi era diffusa la convinzione che le “nuove tecnologie” siano ben altro; che non c’è bisogno delle LIM per fare innovazione didattica (anzi la può ostacolare riproponendo modelli didattici tradizionali), che per fare innovazione le “nuove tecnologie” davvero utili sono quelle della rete e, ovviamente, un “nuovo” pensiero didattico.

Con tutta la comprensione (ed invidia) per i venditori di tecnologia (fanno il loro onesto mestiere) che trovano maggior ascolto presso i decisori politici di pedagogisti e didattici.

E’ certamente più semplice spendere un milione di € in hardware che in software mentale; il primo, oltretutto, si vede. Cosa che ai politici non guasta perché il loro impegno per l’innovazione si vede.

PS: questa non è una campagna contro le LIM ma a favore di un consistente e significativo pensiero pedagogico e didattico nella scuola. Io stesso mi sto per regalare una LIM….

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Un pensiero su “Cittadinanza digitale”
  1. Sulle riflessioni finali about le TIC, mi trovi d’accordo, come sai.

    “Essere digitali non vuol dire essere computer-centrici”, dicono i NuoviAbitanti.
    Se poi l’apprendimento è quello che deve avvenire nelle scuole, allora una lavagna interattiva va pilotata con maestria in una navigazione/produzione di contenuti fluida, capace di richiamare oggetti e documenti, mappe satellitari e editor multimediali con sicurezza e narrazione.
    Lì il guaio è che potrebbe essere intesa vome semplice migliorìa di qualcoasa di esistente, anziché come strumento capace di far nascere un nuovo linguaggio, nuovi stili per far accadere l’apprendimento.
    Se il destino della lavagna interattiva è di essere usata come un videoproiettore, allora certo è meglio fermarsi e ritarare il proprio fare scuola su cose più classiche, ma di sicura efficacia.
    Se invece la scuola provasse a comprendere cosa significa usare tecnologia connessa, e acquisisse competenze serie sulle TIC (come organizzazione scolastica e come didattica) allora ben vengano le lavagne interattive.

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