La “cittadinanza” è una metacompetenza, è la competenza delle competenze, quella a cui tutte le altre concorrono.

È una “competenza” al cui sviluppo la scuola può dare un contributo determinante (detto che da sempre la scuola lavora per promuovere la cittadinanza attiva e consapevole degli studenti, è nel suo DNA farlo).

Quella di cittadinanza è la competenza su cui si basa l’esercizio delle libertà fondamentali della persona, quella competenza che fa si che le libertà potenziali di cui gode ogni persona siano rese attive (A. Sen). La cultura entro cui si sviluppa la competenza di cittadinanza è quella della democrazia.

Promuovere a scuola la competenza di cittadinanza significa sviluppare l’etica della democrazia, significa contribuire a sviluppare atteggiamenti favorevoli all’equità e alla giustizia, significa fare in modo che tutti gli studenti e le studentesse siano in possesso di quelle conoscenze e di quei processi cognitivi che consentono la comprensione dei tanti aspetti e della complessità della realtà in cui sono immersi e che rendono tutti capaci di valutare, di giudicare e prendere decisioni.

La competenza di cittadinanza è quella che consente la realizzazione dei principi della democrazia.

Per questo, la “competenza di cittadinanza” non si impara in modo diretto, non è un oggetto da imparare, ma è la risultante del possesso di conoscenze significative, della comprensione intrecciata di più campi del sapere, del possesso di un’ampia gamma di abilità cognitive tra le quali emerge il pensiero critico.

Sviluppare a scuola le “competenze di cittadinanza” implica che si stimolino gli studenti ad essere creativi mediante lo sviluppo di abiti mentali che si rigenerano di continuo, li si stimoli a non accettare l’ovvio, a mettere in discussione l’autorità, ad essere anti-dogmatici.

In questa prospettiva è importante essere in grado di argomentare e pretendere che anche gli altri argomentino in modo razionale ogni posizione e decisione, così come è importante sviluppare la flessibilità cognitiva, la capacità di appropriarsi del concetto di “punto di vista”, di saperne cogliere la presenza nelle soluzioni dei problemi e di essere in grado di formulare il proprio punto di vista in modo argomentato e alla luce di altri  punti di vista.

Competenza di cittadinanza è, anche, essere in grado di decodificare i messaggi veicolati dai mezzi di comunicazione  per coglierne le interpretazioni dei fatti e la loro natura di “verità” parziale, cioè la loro natura manipolatoria. Competenza di cittadinanza è, anche, la capacità di controllare chi governa e giudicarne  le scelte.

Cruciale è, pertanto, saper pensare (anche il pensare nei modi tipici dei diversi domini di conoscenza), e padroneggiare i diversi aspetti intellettuali della realtà.

L’avvenuto sviluppo di competenza di cittadinanza è resa evidente dal grado di libertà sostanziale esercitato da ogni individuo, da come ogni persona, in virtù della proprie risorse cognitive, emotive e sociali, è in grado di trasformare le proprie libertà formali in libertà sostanziali.

La competenza di cittadinanza è correlata con il grado di istruzione di ogni studente, di ogni persona.

La scuola che voglia promuovere effettivamente e non solo formalmente la competenza di cittadinanza è quella che si impegna ad assicurare ad ogni studente un eccellente livello di istruzione e a rimuovere quelle barriere materiali, cognitive ed emotive che potrebbero limitare l’accesso alle occasioni in cui si sviluppano le condizioni di base della cittadinanza (è il dettato dell’art.3 della Costituzione).

Si ha competenza di cittadinanza quando una persona è in grado di agire in modo integrato il suo essere persona, cittadino, produttore e consumatore.

Assicurare competenze di cittadinanza vuol dire (alla Dewey) liberare le intelligenze degli studenti affinché sappiano affrontare autonomamente i problemi che avranno difronte e non conformare le loro menti, le loro conoscenze e competenze a modelli predefiniti.

Dal punto di vista degli apprendimenti necessari ad esercitare pienamente la competenza di cittadinanza significa andare oltre le (necessarie) competenze e possedere “abiti mentali” astratti non cristallizzati (Baldacci), le vere risorse che consentono alle persone di affrontare le sfide della vita con flessibilità creativa e generativa, da contrapporre a conoscenze, abilità e competenze che favoriscono, al più, un mero adattamento al tempo presente.

In questa prospettiva è essenziale puntare ad un’istruzione che sia di carattere generale e non precocemente professionalizzante che pur (forse) funzionale a rispondere alle richieste del momento limita fortemente l’abbandono dei vecchi abiti mentali a favore di nuovi , inediti e più avanzati. Il vero imparare a imparare è questo.

Lavorare a scuola per promuovere la competenza di cittadinanza significa, prima di tutto, promuovere un cittadino riflessivo, attivo e critico cercando di in invertire la tendenza alla superficialità e alla passività del pensiero e al consumo del pensiero altrui.

P.S.

Una riflessione a parte, sempre sulla competenza di cittadinanza, quella reale, non quella edulcorata presente nelle brochure patinate ufficiali, meriterebbe il concetto di “capacitazione”, la capacità di agire per migliorare le proprie condizioni, sviluppato dall’economista Amartya Sen e ripreso dalla filosofa Martha Nussbaum, con il fine della “riabilitazione umana”

L’approccio alla capacitazione si focalizza, infatti, sulla qualità di vita che gli individui sono effettivamente in grado di raggiungere e propone di non fermarsi alla semplice valutazione delle risorse possedute dalle persone, ma anche di considerare ciò che le persone sono in grado di fare con questi strumenti, ossia le capacità effettive che loro hanno. La capacitazione di una persona rappresenta proprio l’effettiva libertà di un individuo di scegliere tra differenti funzionamenti (ossia modi di essere/fare) e tra differenti tipi di vita. Accentua l’intrinseca importanza delle capacità personali e promuove una valutazione multidimensionale della condizione di povertà.

Gupta A., Featherstone B., White S. (2014), Reclaiming Humanity: From Capacities to Capabilities in Understanding Parenting in Adversity, British Journal of Social Work 23 (2014), pp. 1-16, first published online November 2014, doi: 10.1093/bjsw/bcu137

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