Trovo grotteschi i continui attacchi che dall’interno e dall’esterno alla scuola vengono fatti agli insegnanti resistenti (al cambiamento) o che non hanno voglia di “mettersi in gioco” (che idea orribile! Altro slogan …) perché non accolgono a braccia aperte il digitale nelle proprie pratiche. Questi attacchi mi sembrano strumentali, primo perché ingiusti in quanto non corrispondenti al vero, secondo perché non è attraverso la colpevolizzazione che si ottiene adesione ad un’idea, tutt’al più si ottiene ubbidienza, e con l’ubbidienza si può avere un effetto immediato ma non si va da nessuna parte.

Non vedo praticamente nessuno che si opponga tout court al digitale a scuola.

Va, però, detto che ci sono non poche persone (tra queste anch’io) che si oppongono ad una certa concettualizzazione del senso del digitale a scuola (quello dell’ultimo pnsd, per capirci), che contrastano certe pratiche (l’uso ossessivo e a qualunque costo), l’obbligo dell’uso (in ossequio alle ingiunzioni dirette e indirette del MIUR).

Una sincera opposizione è presente anche al consumismo digitale e all’invadenza delle aziende piccole e grandi a scuola.

Sarebbe ora di smetterla con gli attacchi caricaturali ad una scuola presuntamente immobile:  sono attacchi finalizzati a suscitare un senso di colpa negli insegnanti e far abbassare loro la testa.

Il peggior servizio al digitale a scuola lo stanno facendo proprio gli “innovatori”, dirigenti e insegnanti.

Questa riflessione mi è stata innescata da Roberto Maragliano, fustigatore dei malcostumi digitali,  che su Facebook scrive:

“La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà!”. Così si diceva e così è andata. Soltanto, a ruoli rovesciati, visto che fantasia e risata sono sortite dal potere stesso. Pensiamoci, quando ci facciamo belli del criticare il potere del digitale ed erigiamo la scuola a baluardo/trincea per la criticità, in sostanza demonizzando e tenendo fuori la parte di realtà di cui il digitale è specchio e tramite. Basta un link a seppellire l’idea e la pratica di scuola che coincide con quella funzione contenitiva. E la realtà del sapere ha più fantasia di chi vuole metterle vecchie e consunte briglie

Nella discussione che è seguita a questo post, Maragliano ha precisato cosa intenda per digitale nella didattica, concettualizzazione ben più ricca e sensata di quella che va per la maggiore (definita anche da lui “fallimentare”) e che implica una visione ampia di società e di scuola.

Non a caso, nel suo recente libro Zona franca, che porta, opportunamente, come sottotitolo “per una scuola inclusiva del digitale” superando lo slogan “scuola digitale” delimita il senso del digitale stesso e tratta la questione del recepimento anche a scuola della multimedialità. In questa logica, Maragliano propone di considerare il digitale una “cornice” entro la quale ripensare il curricolo.

Non ho ancora letto il suo libro e mi interessa capire se questa debba essere la sola cornice o una delle tante.

Pensare che la questione digitale sia la sola rilevante o la più importante sarebbe un grave errore di lettura delle dinamiche in atto e che interessano la scuola.

Penso ad altre questioni che dovrebbero interessare la scuola come le diseguaglianze, la disumanizzazione, il disimpegno, la perdita di pensiero, la delega… (Azzardo una nuova etichetta “La scuola per un nuovo umanesimo”).

L’ipotesi concettuale (la teoria), sempre che regga ad un profondo scrutinio e non sia solo un pur intrigante esercizio di stile, rimanda alla creazione delle condizioni epistemologiche, didattiche e organizzative necessarie alla sua implementazione e qui il discorso si fa complesso per via delle tante variabili in gioco, non ultime l’idea di società che si vuole perseguire, di persona, di scuola e soprattutto quale visione di futuro si vuole perseguire.

In breve, sarebbe necessario un approccio meno semplicistico, arruffato e, perché no, fideistico al significato del digitale nella scuola, di quello retorico e sostanzialmente commerciale avuto nel costosissimo e fallimentare piano per la scuola digitale.

 

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